10 febbraio 2009

BASS PC v3.0


Tutto cominciò quando Si ruppero le sospensioni dei woofer delle mie amatissime Epicure 10. Era la fine degli annio 80 ed io ero un ragazzetto ventenne che passava il tempo a giocare con il computer (allora era il commodore 64).
La mia buona manualità (sono sempre stato appassionato di bricolage) e la scarsità cronica di denaro mi fecero decidere di autcostruirmi delle nuove casse acustiche.
Da buono studente di ingegneria decisi di fare le cose per bene e mi procurai i programmi di AUDIOreview (la mia vista di hi-fi preferita): BASS-64 e CROSS-64.
Lavorare con programmi di simulazione complessi come il Bass e il Cross, sul Commodore 64 era frustrante. I dati non venivano salvati e la lentezza era esasperante. Fortunatamente avevo il sorgente dei programmi e decisi di compilare il Bass-64 per acquistare velocità.
Ma si sà, l'appetito vien mangiando... dopo la compilazione inserii delle routine per salvare e recuperare i dati, poi altre migliorie e alla fine una nuova interfaccia completa di menu a tendina e finestre, che avevo scritto tempo prima e che era all'avanguardia per quell'epoca.
Il programma era venuto bene e decisi di mandarne una copia alla redazione di AUDIOreview.
Nacque così la mia collaborazione con la allora più importante rivista italiana di hi-fi, che è durata fino al 1999.
Bass-PC è stato utilizzato da praticamente tutti gli autocostruttori italiani di casse acustiche, e viene impiegato anche oggi, nonostante sia un programma DOS.

Ecco alcuni link:

mariohifi.it
officineacustiche.wordpress.com
http://www.renatogiussani.it/download.htm

Scarica:
Programma Bass-PC v3.1
Bass-PC parte 1 - Articolo su AUDIOreview n. 92 - Marzo 1990
Bass-PC parte 2 - Articolo su AUDIOreview n. 93 - Aprile 1990

19 febbraio 2008

Micro 2


Nel numero 96 di AUDIOreview, uscito tra luglio e agosto del 1990, fece la sua comparsa il progetto Micro 2, naturale evoluzione del modello “1” pubblicato circa un anno prima sulla stessa rivista. Si trattava di una versione aggiornata, pensata per perfezionare alcune scelte progettuali e rispondere alle nuove esigenze di un pubblico sempre più attento non solo alla compattezza, ma anche alla qualità timbrica e alla versatilità del diffusore.

La novità principale riguardava il trasduttore per la gamma alta. Il celebre tweeter Philips AD 11400/T, già apprezzato nel modello precedente per la sua morbida cupola in tessuto e la resa ariosa delle frequenze più elevate, venne sostituito con un componente firmato AUDAX, il TW 80 da 8 ohm. Quest’ultimo rappresentava la versione a impedenza maggiorata del più diffuso TW 60, molto utilizzato all’epoca anche nel settore del Car Audio, dove si era guadagnato una reputazione di affidabilità e brillantezza. L’adozione di questo tweeter consentiva di ottenere una timbrica più vivace, con una risposta in frequenza estesa e adatta a integrarsi con le richieste di un pubblico sempre più esigente.

Per la gamma bassa e medio-bassa, invece, la scelta rimase invariata: venne confermato il collaudato woofer Sipe AS 101/20.8, considerato quasi “imbattibile” per l’equilibrio tra costo contenuto e prestazioni. Questo altoparlante, già protagonista della prima versione, si era dimostrato capace di garantire una buona tenuta in potenza e una resa sorprendente in volumi ridotti, caratteristiche ideali per un diffusore compatto destinato a un’ampia diffusione tra appassionati e autocostruttori.

La combinazione dei due trasduttori rese le Micro 2 un progetto estremamente interessante per l’epoca: un diffusore dalle dimensioni contenute, economicamente accessibile, ma tecnicamente ben studiato. Una proposta che consolidava il successo della prima versione e, allo stesso tempo, segnava un passo avanti nell’evoluzione dei kit “alla portata di tutti” che AUDIOreview promuoveva come strumento di crescita culturale e tecnica per la comunità degli audiofili.


Scarica:
Micro 2 - Articolo su AUDIOreview n. 96

12 febbraio 2008

Microsub


Il progetto Microsub vide la luce nel 1990 come naturale completamento dei minisistemi di altoparlanti Micro 1 e Micro 2, già noti per la loro compattezza e versatilità. Se questi modelli riuscivano a coprire con buona qualità la gamma medio-bassa e le alte frequenze, restava comunque la necessità di un modulo dedicato a riprodurre l’estremo inferiore dello spettro sonoro, capace di dare maggiore corpo e autorevolezza alla scena musicale. Il Microsub nasceva proprio con questo obiettivo: estendere la risposta in basso, mantenendo però dimensioni contenute e un’impostazione economica coerente con la filosofia dei sistemi Micro.

Dal punto di vista progettuale, si scelse una configurazione a carico simmetrico con due altoparlanti montati in push-pull. Questa soluzione, particolarmente raffinata per l’epoca, permetteva di sfruttare al massimo il volume interno del mobile e, al tempo stesso, di ridurre la distorsione di seconda armonica tipica dei woofer in singola configurazione. Nel push-pull, infatti, i due driver lavorano in opposizione meccanica ma in perfetto accordo elettrico, annullando le non-linearità della sospensione e della forza di richiamo, con un netto miglioramento della pulizia del segnale riprodotto.

Il cuore del Microsub era rappresentato da due Ciare AM160.32 C/Fx-SW, woofer da 16 cm progettati specificamente per l’impiego in configurazioni subwoofer compatte. Caratterizzati da una robusta costruzione, una bobina mobile capace di gestire potenze consistenti e parametri di Thiele & Small ottimizzati per carichi ridotti, questi altoparlanti risultavano ideali per il progetto. La loro combinazione in push-pull consentiva di ottenere prestazioni difficilmente raggiungibili con driver di pari dimensioni utilizzati singolarmente.

Le misure confermavano le ambizioni del progetto: la risposta in frequenza era compresa tra 39 e 98 Hz entro una tolleranza di -3 dB, coprendo quindi l’intera gamma tipica del subwoofer domestico compatto. Non meno rilevanti erano i dati di dinamica: la MOL (Maximum Output Level) risultava sempre superiore a 95 dB nella banda operativa, con un picco di quasi 108 dB attorno alla frequenza centrale. Un risultato sorprendente, se rapportato al volume ridotto del mobile e al diametro contenuto degli altoparlanti impiegati.

Il Microsub non era quindi un semplice accessorio, ma un vero e proprio ampliamento di sistema, in grado di trasformare le Micro 1 e Micro 2 in impianti a tre vie completi. Rimaneva così intatto lo spirito originario di tutta la serie: garantire prestazioni elevate, dimensioni compatte e un prezzo accessibile, offrendo al contempo un’occasione formativa per gli autocostruttori appassionati.


Scarica:
Microsub parte 1 - Articolo su AUDIOreview n. 94 - Maggio 1990
Microsub parte 1 - Articolo su AUDIOreview n. 95 - Giugno 1990
con Leopoldo Ceccarelli